di Rula Khateeb, rappresentante del sindacato degli agricoltori palestinesi Palestinian farmers’ union (Pfu) e fondatrice della Palestinian women’s agricultural coalition.
A Burin, un villaggio agricolo palestinese a sud di Nablus, raccogliere le olive è diventato un’attività sempre più pericolosa. Circondato dagli insediamenti israeliani di Yitzhar e Har Bracha e da diversi avamposti coloniali, il villaggio è da anni teatro di violenze da parte dei coloni, attacchi agli agricoltori, distruzione degli ulivi e restrizioni all’accesso ai terreni agricoli.
La situazione è diventata particolarmente difficile durante la stagione della raccolta. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), durante la stagione 2025 circa 300 dunum di oliveti a Burin sono rimasti senza raccolta dopo che le operazioni erano state interrotte nei pressi dell’insediamento di Yitzhar, nonostante un precedente coordinamento con le autorità israeliane. Secondo quanto riportato, una guardia dell’insediamento israeliano avrebbe impedito agli agricoltori di proseguire il lavoro, sparando in aria per costringerli ad allontanarsi.
Per gli agricoltori di Burin, questi episodi hanno trasformato la raccolta delle olive in una questione che riguarda non soltanto il sostentamento delle famiglie, ma anche la loro incolumità.

Consapevole dei gravi rischi per la sicurezza, l’Unione dei contadini palestinesi (Palestinian Farmers’ Union – PFU) ha incluso Burin nel proprio progetto di protezione degli agricoltori attraverso l’accelerazione della raccolta collettiva delle olive. L’iniziativa sostiene le comunità più esposte, aiutando gli agricoltori a completare la raccolta più rapidamente e a ridurre il tempo durante il quale rimangono esposti alle intimidazioni e agli attacchi dei coloni.
Per un gruppo di agricoltori che lavora ad Al-Jir, un’area agricola adiacente all’avamposto coloniale di Giv’at Ronen, i rischi erano così elevati da spingerli a raccogliere le olive mentre gran parte del villaggio dormiva ancora.
Entravano nei loro terreni alle quattro del mattino e se ne andavano prima dell’alba.
Alle 4:00, protetti dall’oscurità, gli agricoltori hanno iniziato a raccogliere le olive. Avevano soltanto tre ore, dalle 4:00 alle 7:00, per raccogliere quanto più possibile prima che facesse giorno, quando temevano che il rischio di attacchi da parte dei coloni sarebbe aumentato.
Ogni minuto contava.
Si spostavano rapidamente da un albero all’altro, consapevoli che il tempo a disposizione per raccogliere i frutti della propria terra era limitato. Non seguivano i ritmi abituali della stagione olivicola: erano la paura della violenza e la necessità di ridurre al minimo l’esposizione agli attacchi a dettare i tempi del lavoro.
In sole tre ore hanno raccolto le olive di circa nove dunum, ottenendo circa 600 chilogrammi di prodotto.
Per gli agricoltori è stato un risultato importante: quei 600 chilogrammi rappresentano un raccolto che sono riusciti a portare a casa nonostante le condizioni in cui si trovano a lavorare.
Ma questa esperienza racconta anche la difficile realtà dell’agricoltura a Burin.
La raccolta delle olive, tradizionalmente un momento in cui le famiglie trascorrono lunghe giornate insieme prendendosi cura degli alberi e raccogliendone i frutti, si è trasformata in un’attività da svolgere al buio, in una finestra di tempo ristretta, per paura di subire violenze.

E’ iniziata la stagione della raccolta delle olive.
Hanno dovuto terminare il lavoro prima ancora che iniziasse il giorno.
Eppure, gli agricoltori erano determinati a non lasciare le proprie olive sugli alberi.
A Burin emerge con particolare chiarezza l’importanza di accelerare la raccolta: quando gli agricoltori sentono di poter accedere alla propria terra soltanto per poche ore, ogni ora risparmiata può fare la differenza tra riuscire a raccogliere il proprio prodotto e doverlo abbandonare.
Questa esperienza dimostra l’importanza dell’approccio della PFU: sostenere gli agricoltori delle comunità più esposte attraverso la raccolta collettiva, attrezzature adeguate e un supporto agricolo coordinato.
Prima dell’alba, gli agricoltori di Burin avevano raccolto le olive di nove dunum, ottenendo 600 chilogrammi di prodotto.
Sono tornati a casa con il loro raccolto. Ma la loro esperienza solleva una domanda che va ben oltre quei tre chilogrammi per ogni dunum, o quelle tre ore di lavoro:
Perché gli agricoltori dovrebbero aspettare il buio per raccogliere le olive che crescono sulla propria terra?

DIFFONDI, PARTECIPA.
ADERISCI A OLIVI-CULTURA DI PACE
Scrivi a olivi-culture-of-peace@acs-italia.it
