È partita dal porto di Augusta la nuova missione della Global Sumud Flotilla. Decine di imbarcazioni sono dirette verso Gaza con l’obiettivo di rompere il blocco, riaprire un corridoio umanitario e mantenere alta l’attenzione su un genocidio che continua a consumarsi mentre il conflitto si espande a livello internazionale.
La forza della Flotilla sta nel suo essere un movimento internazionale dal basso, capace di tenere insieme attivisti, operatori umanitari, giornalisti e persone comuni provenienti da contesti diversi ma unite dalla stessa urgenza: proporre un’alternativa alla ricostruzione coloniale di stampo trumpiano, quella di una ricostruzione dal basso, solidale e mutualistica, costruita insieme alle persone di Gaza e della Palestina, sulla loro terra.
ACS ONG ha contribuito alle fasi preparatorie di questa missione, sostenendo reti, relazioni e progettualità costruite negli anni dentro e fuori la Striscia. Un lavoro che si inserisce in un impegno più ampio, quello di rendere possibile l’accesso, rafforzare la cooperazione, mantenere vive le reti di solidarietà e costruire narrazioni alternative a quelle dominanti.
Accanto alla traversata via mare, la mobilitazione si è costruita nei territori. A Bari, il 4 aprile, la partenza del contingente pugliese è stata accompagnata da una giornata pubblica alla spiaggia di Pane e Pomodoro. Musica, incontri, interventi, un market solidale e momenti di confronto che hanno trasformato l’attesa in partecipazione. ACS ONG ha sostenuto e rilanciato l’iniziativa, contribuendo a costruire uno spazio collettivo capace di tenere insieme informazione, solidarietà e attivazione.
La missione 2026 segna un passaggio ulteriore, non solo consegna di aiuti, ma presenza prolungata. Medici, educatori, costruttori pronti a restare, a lavorare dentro un territorio devastato, a partecipare ai processi di ricostruzione insieme alla popolazione locale. Un cambio di prospettiva che nasce dalle richieste che arrivano direttamente da Gaza.
I rischi restano, le missioni precedenti sono state intercettate, gli attivisti arrestati, le imbarcazioni bloccate. Eppure, ciò che emerge è la persistenza di una rete che continua a muoversi, a interrogarsi, a ridefinire le proprie strategie senza arretrare sul piano politico.
La Flotilla è in questo senso molto più di una missione, è un dispositivo collettivo che prova a rompere isolamento e complicità, e che chiama tutt3 a fare la propria parte.

Francesca Nardi di Gaza Freestyle Festival, poco prima di salpare. Foto di Lidia Ginestra Giuffrida.
Foto in evidenza di Lidia Ginestra Giuffrida.
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